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Logo Il periodico di approfondimento sui temi della sanità e della salute

Rimborsi agli ex specializzandi 78-2006
Un DDL unico al Senato sblocca la transazione

ESCLUSIVA - Il provvedimento presentato dal Senatore Piero Aiello e firmato da altri 20 parlamentari di maggioranza e opposizione garantisce il rimborso solo a chi avrà avviato l’azione legale

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Il Disegno di legge che rimborserà gli ex specializzandi che non hanno ricevuto la borsa di studio è arrivato in Parlamento.



Il testo (atto Senato n. 2400) è stato presentato dal senatore Piero Aiello (Ncd) insieme ad altri 20 firmatari (si contano Senatori di maggioranza e opposizione, provenienti da partiti come Area Popolare, Forza Italia e, per la prima volta su questo tema, anche dal Movimento 5 Stelle) e unisce e supera i tre Ddl analoghi già presentati sul tema: parliamo degli Atti Senato 679, 1269 e 1548, presentati tra il 2013 e il 2014.

Il documento (intitolato “Disposizioni relative alla corresponsione di borse di studio ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione dal 1978, specializzati negli anni dal 1982 al 1992, e all'estensione dei benefici normativi ai medici specializzandi ammessi alle scuole di specializzazione universitarie negli anni dal 1993 al 2006”) prevede un rimborso forfettario di 11mila euro per ogni anno di scuola post-laurea frequentato tra il ’78 ed il ’93, mentre per chi ha seguito un corso di specializzazione tra il ’94 ed il 2006 il rimborso previsto è di 10mila euro. Si tratta di somme che rappresenterebbero un notevole risparmio per i conti pubblici. Ovviamente, avrà diritto a ricevere il rimborso solo chi avrà fatto ricorso.

Questo nuovo e, con ogni probabilità, decisivo Ddl, arriva poco tempo dopo la recente mozione firmata da ventuno senatori, e traccia la strada da seguire per chiudere una volta per tutte il contenzioso che vede contrapporsi, ormai da decenni, i camici bianchi che hanno frequentato una scuola post-laurea tra il 1978 e il 2006 e lo Stato che, a discapito delle indicazioni provenienti da specifiche direttive europee, non li ha pagati. Negli anni la giurisprudenza ha preso una direzione ben precisa, con i Tribunali di tutta Italia che continuano a dare ragione ai medici che fanno ricorso per ottenere il rimborso di quanto non corrisposto. Il rischio di esborso totale da parte delle casse pubbliche è calcolato in diversi miliardi di euro. Basti pensare che, ad oggi, i medici ex specializzandi che si sono affidati al giudice hanno già vinto, complessivamente, quasi mezzo miliardo, completamente esentasse. La quasi totalità di questi rimborsi (si parla di una cifra che supera di molto i 400 milioni) sono stati riconosciuti ai medici che hanno fatto ricorso tramite Consulcesi, tra le realtà di tutela della classe medica più attive su questo fronte e da tempo sostenitrice di una soluzione legislativa di questo tipo.
di Arnaldo Iodice

Tasse, ecco a quali medici conviene
il nuovo regime dei minimi e perché…

Le novità introdotte in Legge di Stabilità con il forfettario agevolato favoriscono imprese e attività professionali anche in campo medico-sanitario. Con il nostro esperto vi diciamo in quali casi...

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Questo nuovo regime non solo semplifica, ma offre anche una notevole spinta all’attività professionale». È la chiave di lettura che Giulio Palazzo, titolare di uno dei più importanti studi commerciali di Roma, dà al nuovo regime forfettario agevolato, introdotto dall’ultima Legge di Stabilità, in sostituzione dell’ormai superato regime dei minimi.



Nelle pieghe del provvedimento diversi spunti e accortezze da seguire anche per i medici che lavorano in proprio: dalla soglia innalzata a 30mila euro alle nuove aliquote, analizzamdo punto per punto i vantaggi e gli adempimenti.

Dottor Palazzo, partiamo dalla trasformazione introdotta proprio con la Stabilità.

«L’intento di razionalizzare la tassazione dei contribuenti cosiddetti minori ha unificato in un unico regime forfettario, che definiamo UNICO, i regimi agevolati già esistenti. Le fonti normative, oltre naturalmente alla legge di stabilità 2016, possiamo ricordare la legge 294 del dicembre 2007, la legge 190 del 2014 e da ultimo l’agenzia delle entrate che con la circolare del 4 aprile 2016 n°10 è entrata nel tema per fornire chiarimenti a tutti i soggetti interessati».

Chi rientra nel regime agevolato?

«Sono gli esercenti in attività di impresa, arti o professione che sono considerati appunto soggetti minori in termini di attività, parametrati in modo particolare al volume dei ricavi e ai compensi percepiti nel periodo d’imposta».

Quali sono le principali novità?

«Innanzitutto vengono elevati i valori soglia e pertanto il volume dei ricavi e dei compensi percepiti. Ad esempio, nel caso dei professionisti che riguarda anche i medici, si passa da 15mila a 30mila euro. Dunque, chi nell’esercizio 2016 avrà un volume d’affari o comunque dei compensi percepiti entro i 30mila euro, potrà beneficiare del regime agevolato. Questo, tra l’altro, avverrà con una aliquota di tassazione particolarmente agevolata, un’imposta sostitutiva del 15% delle imposte sui redditi, delle addizionali comunali e regionali e dell’IRAP. Altro elemento importante da mettere in evidenza che questi professionisti possono permanere senza limiti di tempo nell’ambito appunto del regime forfettario e senza limiti relativi all’età anagrafica quei soggetti appunto che mantengono un fatturato o comunque dei ricavi entro i 30mila euro».

Riguardo l’aliquota vantaggiosa, può essere più esplicito?

«Se nei tre anni precedenti non sono state poste in essere attività artistiche, professionali o d’impresa c’è un regime agevolato con una tassazione sostitutiva del 5%. Questa aliquota varrà per cinque anni e diventa quindi oltremodo favorevole».

Bisogna avere requisiti particolari per poter usufruire di queste condizioni?

«Abbiamo già chiarito che nel caso dei professionisti i compensi non devono essere superiori a 30mila euro. Le spese dell’anno precedente per i collaboratori non devono aver superato i 5mila euro così come non devono aver speso più di 20mila euro per beni strumentali e non è compatibile con la detenzione di partecipazioni in società di persone o in associazioni professionali».

Quali sono gli adempimenti da rispettare?

«Anche gli adempimenti sono particolarmente agevolati. Chi aderisce al regime forfettario unico 2016 non deve addebitare l’IMU in fattura, non deve applicare le ritenute in fattura, e pertanto non ha obblighi relativi alla dichiarazione e alla liquidazione dell’imposta. L’unico obbligo da rispettare è quello di numerare progressivamente le fatture attive e le fatture passive. Inoltre non si è soggetti agli adempimenti previsti per lo spesometro, per la blacklist. Per chi, eventualmente, rientra nei parametri o studi di settore è infine prevista un’unica aliquota del 15% o del 5% se fosse in regime super forfettario, come sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali comunali e IRAP».

Con lo Studio Palazzo - Consulenza Tributaria e Societaria, continua la collaborazione editoriale che ci porterà ad affrontare tutte le principali questioni tributarie dei camici bianchi, ma anche di rispondere ai quesiti dei nostri lettori. Chi volesse suggerire delle tematiche può scriverci a redazione@sanitainformazione.it.

di Ciro Imperato

Il bollettino del Ministero

I passi avanti nella lotta contro l'epatite C. Il ministro risponde...

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 Con i nuovi farmaci innovativi per la cura dell’Epatite C abbiamo finalmente trovato una cura per una malattia diffusissima, ma ora l' obiettivo per me è quello di eradicare, nei prossimi anni, l' epatite C dall' Italia. Sono sicura che sono molte le persone che hanno amici o parenti che nel corso della vita si sono dovuti confrontare con questa malattia, e molti di loro sono morti. Questo non deve più accadere. Grazie alla nuove cure e alle risorse messe a disposizione nel Fondo per i farmaci innovativi che hanno consentito di trattare già tante persone, possiamo veramente iniziare a poter dire che questa malattia sarà presto sconfitta per tutti gli italiani. I soldi a disposizione ci sono, ora e' un tema solo di organizzazione.

Beatrice Lorenzin 
fonte: Ministero della Salute

“Allena il cervello” per prevenire l’Alzheimer

Ricerca: morbo va affrontato prima i sintomi si manifestino, fondamentale la formazione dei medici 
Con il protocollo “Train the Brain” ideato dal Professor Maffei risultati positivi nell’80% dei casi

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L’Alzheimer colpisce 48,9 milioni di persone nel mondo, una ogni tre secondi. In Italia i malati sono circa 900mila. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) prevede che i malati raddoppieranno nel giro di due decenni. Chi è malato non può saperlo perché i sintomi appaiono solo dopo quindici o venti anni, ovvero quando la malattia ha già distrutto la maggior parte dei neuroni.



Insomma, è una patologia “silente”. Per questo motivo, il segreto per combatterlo – e far risparmiare un bel po’ di soldi al Servizio sanitario nazionale – è prenderlo per tempo, ovvero prima che si manifesti. A questo sta lavorando la Fondazione IGEA Onlus, che tra gli obiettivi perseguiti ha quello di promuovere studi sul fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e di realizzare iniziative per fronteggiare i problemi posti dal crescente invecchiamento sociale. Con la diagnosi precoce e la prevenzione si può intervenire per tempo, applicando opportuni stili di vita e praticando il protocollo “Train the Brain” (Allena il cervello), studiato e realizzato dal neurofisiologo Lamberto Maffei con gli Istituti di Neuroscienze e di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche e con l’Università di Pisa. Il protocollo ha lo scopo di mantenere la mente attiva e rallentare la perdita cognitiva. Ne abbiamo parlato con il vicepresidente della Fondazione IGEA, Giovanni Anzidei.

La Fondazione IGEA protagonista di un importante studio per la cura del morbo di Alzheimer...

«Lo studio è stato svolto al CNR dal prof Lamberto Maffei, vicepresidente dell’Accademia dei Lincei, un neurofisiologo che ha lavorato anche con Rita Levi Montalcini. Questo studio ha dato risultati positivi nell’80% dei casi. Quel che più conta al giorno d’oggi è riuscire ad effettuare una diagnosi precoce, in modo da cominciare a gestire la malattia il prima possibile. L’Alzheimer è una malattia silente, che non dà sintomi però lavora per dieci, quindici anni distruggendo i neuroni. I sintomi appaiono quando la stragrande maggioranza dei neuroni sono andati persi. L’obiettivo dello studio è mirato ad individuare le persone a rischio prima che sia troppo tardi. In questo modo si cerca di recuperarli tentando di salvare anche la cosiddetta “riserva cognitiva” del cervello, attraverso la quale si può rallentare la patologia e consentire alle persone a rischio di vivere alcuni anni in più in maniera autonoma, serena e dignitosa. Ciò consentirebbe anche un risparmio per il Servizio sanitario nazionale di circa 70mila euro ogni anno per singolo malato. Una cifra enorme se si considera che solo nel nostro Paese i malati di Alzheimer sono 600mila. Il tutto facendo prevenzione anziché destinare i soldi solo all’assistenza».

La prevenzione, e quindi anche la formazione e l’informazione del personale sanitario e dei cittadini, diventano fondamentali per contrastare una malattia di cui si sa ancora troppo poco sia dal lato dei medici che da quello dei pazienti.

«Nel caso delle demenze in generale, e dell’Alzheimer in particolare, siamo di fronte a situazioni in cui il malato che quando comincia ad accorgersi della sua malattia, ed è comunque troppo tardi, tende a negarlo a se stesso. I familiari lo nascondono e questo non fa che peggiorare la situazione. Quindi è importante far sapere che se individuiamo una persona malata per tempo abbiamo la possibilità di fronteggiare il problema e di fare qualcosa di molto importante per il paziente. Il protocollo che ha fatto il professor Maffei al CNR si chiama “Train the brain”: il cervello è un organo come tutti gli altri, e se lo si tiene allenato funziona bene, resta tonico e si tengono lontane le patologie. Insomma, così come le persone vanno in palestra a mantenere i muscoli in allenamento, lo stesso può essere fatto con il cervello. Purtroppo siamo ancora in un periodo storico in cui la gente pensa che se si ha un problema al cervello non ci sia più niente da fare. Questo non è vero: oggi c’è la possibilità di intervenire, accorgersene per tempo e rallentare l’avanzamento della patologia. L’esperimento fatto dal CNR ha dimostrato che i risultati positivi che riguardano l’80% dei soggetti trattati si conservano dopo due anni. Perché solo due anni? Semplicemente perché l’esperimento è finito due anni fa, fra uno o due anni vedremo se l’effetto dura anche di più, considerando anche che è possibile ripetere il trattamento e quindi recuperare una volta in più la propria riserva cognitiva».
di Chiara Stella Scarano

Una culla termica per l’elisoccorso neonatale
Il regalo di Federfarma Roma agli ospedali del Lazio 

Alla presenza dei ministri Lorenzin e Pinotti e del governatore Zingaretti, il presidente Contarina dona 40mila euro raccolti dai farmacisti per l’acquisto della innovativa tecnologia per il Policlinico Umberto I

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Ogni anno al mondo sono 15 milioni i bambini che nascono prima dei tempi naturali. Di questi, un milione circa non sopravvive, ma basterebbero dei semplici interventi cost-effective, ovvero efficienti ed economicamente vantaggiosi, per salvarne molti più della metà.



Uno degli strumenti di intervento più efficaci in questo senso è senza dubbio l’ unità di terapia intensiva neonatale mobile di ultima generazione: si tratta di una culla termica che permette interventi rapidi (attraverso il trasporto tramite elisoccorso) ed efficaci (la culla mantiene stabili e a livelli ottimali i parametri vitali del piccolo).

Federfarma Roma ha deciso di regalare al Policlinico Umberto I di Roma, e dunque all’intero sistema sanitario regionale, proprio una di queste culle termiche, attraverso un finanziamento di 40mila euro raccolto nel corso dell’evento di beneficenza “Farma & Friends”. Si tratta di un’apparecchiatura unica nel suo genere in Italia per tecnologia e funzionalità, ed è stata presentata nel corso dell’inaugurazione del servizio di elisoccorso alla presenza del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, e del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Uno strumento necessario, in un Paese in cui ogni anno nascono oltre 40mila neonati pretermine, ovvero prima della 37esima settimana di età gestazionale.

«Abbiamo donato questa culla ad uno degli ospedali più importanti d’Italia – ha spiegato Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma – mossi dalla volontà di dare il nostro aiuto alle istituzioni sanitarie nella gestione di emergenze delicate come quelle che vedono come sfortunati protagonisti i neonati, ma anche dalla speranza che questo progetto venga replicato nel resto d’Italia. Si tratta, in sostanza, di un piccolo reparto di rianimazione portatile per neonati che permetterà agli operatori sanitari di intervenire tramite elisoccorso in tempi strettissimi, mantenendo a livello ottimale tutti i parametri vitali del piccolo. Lo strumento è già in funzione, pronto a salvare vite».

«Grazie a Federfarma Roma – ha spiegato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin – possiamo salvare vite umane, in particolare quella dei bambini appena nati. L’apporto tecnologico aggiunto alla professionalità degli operatori sanitari si inserisce alla perfezione in quel rapporto di collaborazione che, anche in questo caso, permette di realizzare quei piccoli miracoli che avvengono, ogni giorno, negli ospedali di tutta Italia». «Le forze armate – ha aggiunto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti – assicurano una disponibilità estrema, a 360 gradi, per rispondere alle esigenze dei cittadini. Ci siamo messi immediatamente a disposizione per il servizio di emergenza neonatale in elisoccorso, così come da sempre collaboriamo con il Ministero della Salute per tutte le esigenze e le emergenze sanitarie». Anche il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha manifestato la sua soddisfazione nei confronti del gesto compiuto dai farmacisti della Capitale: «Ora siamo leader in Italia per il servizio dell'elisoccorso: grazie all’iniziativa di Federfarma Roma, da oggi, sarà possibile raggiungere la struttura ospedaliera più appropriata della rete regionale, saranno sufficienti appena 30 minuti. Questa è l’ennesima dimostrazione che stiamo cambiando il sistema sanitario regionale: stiamo uscendo dalle difficoltà del commissariamento e possiamo garantire servizi di sempre maggiore qualità ai cittadini».
di Ciro Imperato

Google “banna” la pubblicità ingannevole su prestiti e finanziamenti

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Anche Google scende in campo contro la pubblicità ingannevole su prestiti e finanziamenti. Il motore di ricerca più usato e conosciuto al mondo ha deciso che, a partire da luglio, non pubblicherà più gli annunci pubblicitari relativi a prestiti che rientrano nella categoria ad alto interesse a breve termine. 







Rientrano in questo tipo di annuncio i prestiti in scadenza entro sessanta giorni o con tassi di interesse superiori al 36 per cento. Questo cambiamento riguarda un aggiornamento delle politiche del servizio “AdWords” e mira a limitare gli effetti delle politiche di marketing aggressive (che molto spesso diventano vero e proprio spam) da parte di aziende finanziarie che propongono dei prodotti le cui caratteristiche possono rappresentare un rischio per gli ignari investitori. I tassi di interesse gonfiati, infatti, nascondono prodotti ad alto grado di rischio, e insieme ad altre ingiustizie bancarie come anatocismo e mutui usurari rappresenta uno dei principali rischi a cui sono esposti i correntisti.

I soggetti (aziende ed istituti finanziari) che verranno danneggiati da questo cambiamento accusano Google di privare gli utenti del libero accesso alle informazioni attraverso scelte arbitrarie su quali pubblicità diffondere e quali invece oscurare. Per colpa di Google, insomma, gli utenti non sarebbero liberi di scegliere in autonomia il prodotto finanziario che più si addice alle loro esigenze.

“Questo cambiamento – ha però spiegato il colosso americano nella persona di David Graff, Global Product Policy Director del gruppo – è stato progettato per proteggere i nostri utenti da prodotti finanziari che possono risultare ingannevoli o dannosi, e non danneggerà le aziende che offrono servizi come mutui, prestiti auto e commerciali, prestiti agli studenti, linee di credito revolving”.

Sanità internazionale

Fecondazione assistita, la situazione in Europa

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In Italia, a due anni dalla caduta del divieto di fecondazione eterologa, negli ospedali pubblici è possibile effettuarla solo in tre regioni: Toscana (Careggi di Firenze) Emilia Romagna (S’Orsola Malpighi di Bologna) e Friuli Venezia Giulia (Santa Maria degli Angeli, Pordenone). Per contro, l’Italia è uno dei paesi con il maggior numero di centri di riproduzione assistita in Europa, la gran parte privati. I costi di trattamenti in questi centri possono superare i 10 mila euro, si parte dai 2000 euro a trattamento per l’omologa e 4000 mila per l’eterologa, e a salire.Tutti i centri europei per la Pma fanno capo alla European Society of Human Reproduction and Embriology (Eshre). Nel 1999, nel corso di un convegno a Tours (Francia), la Eshre ha allestito un registro, chiamato European Ivf Monitoring, con lo scopo di realizzare un programma di raccolta dati a livello europeo sulla Pma, grazie anche alla collaborazione dei Paesi che ne avevano già uno o avevano in programma di realizzarlo. Al registro oggi fanno capo 25 Paesi, dentro e fuori l’Unione Europea. In Italia il Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita è stato istituito nel 2005, ma già in precedenza erano state realizzate iniziative analoghe in Danimarca, Svezia, Francia e Regno Unito. In Francia il registro sulla Pma è gestito dall’Associazione Fivnat, creata nel 1986 dai pionieri della fecondazione in vitro, a cui hanno aderito gradualmente quasi tutti i centri francesi per la Pma. Ogni anno, dal 1995, la Fivnat pubblica un bilancio sui cicli effettuati in Francia. Il registro britannico è curato dalla Human Fertilisation and Embryology Authority, che si occupa del monitoraggio della ricerca sugli embrioni. Inoltre l’Inghilterra, a differenza dell’Italia, ha scelto la strada della trasparenza pubblicando il numero di gravidanze ottenute nei singoli centri, agevolando la scelta per chi opta per la Pma.
di Cesare Buquicchio

International healthcare

Assisted reproduction, the situation in Europe

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In Italy, two years after the fall of the prohibition of heterologous fertilization, there are only three regions where is possible to effect it in their public hospitals: Tuscany (Careggi Hospital in Florence), Emilia Romagna (S'Orsola Malpighi of Bologna) and Friuli Venezia Giulia (Santa Maria degli Angeli , Pordenone). By contrast, Italy is one of the countries with the highest number of assisted reproduction centers in Europe, largely from private sources. The costs of treatments in these centers can exceed 10,000 EUR, it starts from 2000 € to treatment for homologous and heterologous to 4,000,000, and so on. All the European centers for the PMA are headed by the European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE). In 1999, during a conference in Tours (France), the ESHRE has set up a register, called the European IVF Monitoring, with the aim of creating a data collection program at the European level on the PMA, thanks to the collaboration of the countries that they had either had to carry it in the program. Today are 25 countries registered in and outside the European Union. In Italy the national assisted reproduction Register was set up in 2005, but already earlier similar initiatives had been carried out in Denmark, Sweden, France and the United Kingdom. In France, the registry is managed by the PMA Fivnat, created in 1986 by pioneers in vitro fertilization, which was signed by gradually almost all the French centers for the PMA. Every year since 1995, the public Fivnat on a budget cycles performed in France. The British register kept by the Human Fertilisation and Embryology Authority, which deals with the monitoring of research on embryos. England, unlike Italy, has chosen the path of transparency by publishing the number of pregnancies achieved in individual centers, facilitating the choice for those who opt for the PMA.
di Cesare Buquicchio

Santé internationale

Fécondation assistée, la situation en Europe

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En Italie, deux ans après la chute de l'interdiction de la fécondation hétérologue, dans les hôpitaux publics, il est seulement possible d'effectuer dans trois régions: Toscane (hôpital Careggi à Florence), Emilie Romagne (S'Orsola Malpighi de Bologne) et Friuli Venezia Giulia (Santa Maria degli Angeli , Pordenone). En revanche, l'Italie est l'un des pays avec le plus grand nombre de centres de reproduction assistée en Europe, en grande partie par des sources privées. Les coûts des traitements dans ces centres peuvent dépasser 10.000 EUR, il commence à partir de 2000 € à un traitement pour homologues et hétérologues à 4.000.000, et salire.Tutti centres européens pour les PMA sont dirigés par la Société européenne de Human Reproduction and Embryology (ESHRE). En 1999, lors d'une conférence à Tours (France), l'ESHRE a mis en place un registre, appelé le suivi de la FIV européenne, dans le but de créer un programme de collecte de données au niveau européen sur les PMA, grâce à la collaboration des pays qui ils avaient soit dû le transporter dans le programme. Pour vous inscrire aujourd'hui sont 25 pays et à l'extérieur de l'Union européenne. En Italie, la reproduction assistée nationale registre a été mis en place en 2005, mais déjà auparavant semblables initiatives ont été menées au Danemark, en Suède, en France et au Royaume-Uni. En France, le registre est géré par le PMA FIVNAT, créé en 1986 par les pionniers de la fécondation in vitro, qui a été signé par progressivement presque tous les centres français pour le PMA. Chaque année, depuis 1995, le FIVNAT public sur un des cycles budgétaires réalisées en France. Le registre britannique conservé par le Human Fertilisation and Embryology Authority, qui traite de la surveillance de la recherche sur les embryons. Aussi l'Angleterre, contrairement à l'Italie, a choisi la voie de la transparence en publiant le nombre de grossesses obtenues dans les centres individuels, ce qui facilite le choix pour ceux qui optent pour le PMA.
di Cesare Buquicchio

Il mondo delle assicurazioni

Come funziona l’assistenza legale della compagnia di assicurazione nei contenziosi giudiziari

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 La mia compagnia di assicurazione ha rifiutato di nominare un avvocato da me segnalato per la mia difesa in un contenzioso civile attivato da un mio paziente per presunti danni da me procuratigli. Mi sembra un atteggiamento scorretto. È legittimo il comportamento del mio assicuratore? Ritiene che possa oppormi ed insistere?

La risposta dell’assicuratore, in base alle norme contrattuali, è corretta e legittima e si fonda comunque sui principi generali che regolano il contratto di assicurazione. L’assicurazione della responsabilità civile è quel contratto in base al quale un soggetto (l’assicuratore) accetta di subentrare negli impegni di natura contrattuale o extra contrattuali in capo ad una terza persona (l’Assicurato). In pratica, l’assicuratore mette a disposizione ed a rischio il suo patrimonio mallevando quello del terzo assicurato. Pertanto l’Assicuratore ha il diritto di difendersi in maniera autonoma dalle pretese dei terzi mettendo in atto ogni iniziativa che ritiene adeguata, compresa la scelta dei legali e dei periti. Questa regola non esclude due cose. In primo luogo la possibilità di raggiungere un accordo con l’Assicuratore per la nomina di legali e consulenti di reciproca fiducia. In secondo luogo la possibilità per l’Assicurato di nominare propri legali e consulenti; tuttavia in questo caso le parcelle di questi ultimi non potranno essere imputati all’Assicuratore. In conclusione bisogna ammettere che l’Assistenza legale prevista nelle polizze di responsabilità civile soltanto indirettamente risulta a beneficio dell’Assicurato. Lo scopo essenziale infatti è quello della tutela dell’Assicuratore al fine di evitare che il medesimo debba versare somme a terzi sulla base del contratto di assicurazione. Altra cosa è invece la Assistenza Legale acquistata tramite un’apposita polizza di assicurazione tramite la quale il soggetto ha la titolarità, in caso di necessità, di nominare e gestire in maniera autonoma propri consulenti e difensori. Ma questo è un altro discorso che affronteremo in un’altra occasione! 

Ennio Profeta - consulente SanitAssicura 
Gli Esperti rispondono

FAD

D: In che modo e quanto tempo serve per poter riscontrare l’effettivo numero di ecm acquisiti dopo la fruizione di corsi Fad o Res?
R: Nel momento in cui il Provider incrocia i dati con Age.Na.S, per meglio dire inserisce tutti i dati dei medici in un file definito XML, istantaneamente vengono comunicati al Co.Ge.A.P.S. (Consorzio Gestione Anagrafica delle Professioni Sanitarie) che li elaborerà in un lasso di tempo anche molto lungo, quindi serviranno almeno cinque mesi prima di avere un riscontro per gli ECM, che sia un Fad o un Res. Nel caso di un residenziale per necessità si può richiedere l’attestato ECM al Provider.

Legale

D: Il personale che svolge prestazione lavorativa notturna ha diritto ad usufruire del servizio di mensa o della modalità sostitutiva secondo gli artt. 29 CCNL Integrativo del 20.09.2001 Comparto e 24 del CCNL 10.02.2004?
R: Si premette che gli artt. 29 del CCNL Integrativo del 20/9/2001 modificato dall’art.4 del CCNL del 31/7/2009 del Comparto Sanità e 24 del CCNL 10.02.2004 come modificato dall’art. 18 del CCNL 6.5.2010 Integrativo della Dirigenza Medica e Veterinaria e SPTA, riconoscono il diritto alla mensa o alla modalità sostitutiva “nei giorni di effettiva presenza al lavoro in relazione alla particolare articolazione dell’orario di lavoro” (comma 2) e prevede altresì che “il pasto va consumato fuori dall’orario di lavoro “ (comma 3). Come è evidente la norma contrattuale non pone limitazione alcuna al godimento del diritto in relazione al turno assegnato.

Assicurativo

D: Posso essere ritenuto responsabile di un danno provocato ad un paziente durante un intervento da me eseguito in intra-moenia nel periodo di riposo previsto dalla nuova legge?
R: Per l’individuazione della responsabilità è necessario che vi sia un nesso tra il comportamento colposo ed il danno. Nella fattispecie in questione, quindi, è necessario che il danno sia stato provocato specificatamente da una situazione psicofisica del medico inadeguata proprio in funzione del mancato riposo prescritto. La decisione imprudente di effettuare comunque l’intervento deve essere la causa del danno al paziente.